Horizon Forbidden West: é un bel gioco?

La ricerca di risposte sul perché esistano ancora macchine aggressive, capire quale fosse il reale piano di Silence e cos’ha fatto Aloy dopo gli eventi di Zero Dawn, sono gli elementi narrativi lasciati in sospeso al termine della prima avventura. Horizon Forbidden West si poggia sulle solide basi gettate col precedente titolo, ampliandone gli aspetti positivi sia in ambito della narrazione con numerosi colpi di scena da mascella spalancata, sia sul lato gameplay con nuove armi e combo d’attacco in mischia. Al di là di qualche scivolone nella parte centrale dell’avventura e su alcune meccaniche, risulta un titolo solido.

Narrazione e Narrativa

Horizon Forbidden West introduce l’avventura con un riassunto (forse troppo sintetico), di ciò chè è accaduto nel primo capitolo. Il requisito fondamentale per affrontare le nuove avventure di Aloy è ovviamente aver giocato Zero Dawn, proprio perché oltre ad essere il proseguo della suastoria, uno degli argomenti principali è strettamente legato con informazioni ottenute nel primo capitolo.
Purtroppo la totale assenza di un qualsivoglia riferimento a queste informazioni nell’introduzione (non facenti parte della lore principale ma racchiuse in documenti del tutto opzionali), potrebbe costringere il giocatore a mettere in pausa e fare una ricerca online per capire di cosa diamine il gioco stia parlando, mandando in confusione anche chi ha già giocato la prima avventura.

Tolta questa nota negativa, il meraviglioso mondo di Forbidden West non delude. Infatti il gioco si divide in più compiti mescolati al fattore esplorativo, in un Open World con davvero tanto da fare, luoghi da visitare e segreti da scoprire, offrendo molto altro del mero completamento della quest principale. Il titolo è costellato da personaggi carismatici, bizzarri, curiosi e di missioni secondarie atte a farci capire sempre meglio le politiche in vigore nella terra straniera dominata da tre fazioni dei Tenakht (che a loro volta seguono le orme dei Predecessori). Gli incarichi invece, sono ottimi per prendere confidenza sia con il nuovo equipaggiamento che con le nuove macchine.

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Non abbiamo apprezzato però la suddivisione dei ruoli dei personaggi secondari: alcuni sono onnipresenti mentre altri compaiono di tanto in tanto, non facendoci capire la loro effettiva utilità. Altri ancora (sfruttati nei trailer e nella campagna di marketing), scompaiono a inizio avventura degnandoci della loro presenza solamente alla fine (nonostante vengano menzionati spesso). Avremmo preferito una migliore gestione narrativa che desse a tutti il giusto spazio, in modo che i colpi di scena che li riguardano fossero più naturali e non forzati.

Sempre sul lato narrativo, viene fornita una motivazione davvero poco credibile sul perché Aloy è sprovvista dell’equipaggiamento (come armi e vestiti) acquisito nella prima avventura. Sarebbe stato gratificante poter importare il salvataggio (magari tramite una funzione integrata nell’account PSN), o ottenere una giustificazione migliore di “l’equipaggiamento è andato perduto”. Il fatto che l’equipaggiamento possa essere andato perduto nella serie a fumetti, non trova giustificazione per l’assenza di menzione nel gioco creando di fatto un buco nella sceneggiatura. Inoltre non c’è nessuna spiegazione del perché l’armatura più potente di Horizon Zero Dawn, la Shield Weaver, non funzioni più. Considerando che per ottenerla erano necessarie diverse batterie e che queste senza una fonte di energia adeguata per la ricarica abbiano fatto perdere l’efficacia della corazza, è una speculazione nostra in sede di recensione. Il gioco non offre alcuna motivazione rendendola di fatto un mero oggetto cosmetico.

La storia tuttavia è travolgente e profonda, ad ogni domanda si ottiene una risposta che genera un altra domanda, il tutto è accompagnato da un comparto grafico che sfrutta senza sbavature il 4k su Playstation 5 (girando molto bene anche su Playstation 4), riuscendo a tenere incollato il giocatore allo schermo e a spingerlo a scoprire sempre di più.

Gameplay

Il lato Gameplay è stato ampliato con una ruota rapida più spaziosa che consente di equipaggiare più di quattro armi per volta e il loro uso richiede un certo grado di maestria. La pletora di armi a disposizione ci fornirà i mezzi per sconfiggere le macchine in modo efficiente, forte anche delle nuove combo con l’asta per il corpo a corpo e della pittura di guerra: una skill speciale di Aloy che le permette di aumentare i danni inflitti per un certo lasso di tempo. La spettacolarità dei combattimenti con le nuove macchine, più forti e aggressive, non delude restituendo un forte senso di appagamento quando usciamo vincitori da uno scontro portandoci a casa un bel bottino. Mescolare una corretta strategia tra il giusto equipaggiamento e lo studio dei punti deboli di ogni macchina (riportati nel bestiario), ci garantirà una notevole quantità di componenti per il potenziamento dell’equipaggiamento. Inoltre i nuovi gadget aiuteranno a rendere il tutto più dinamico dandoci la possibilità di lanciarci nel vuoto e planare, o aprirci la strada in stile Tomb Raider.

Il gameplay però presenta anche degli scivoloni. Una cosa che ci ha fatto storgere il naso, sono proprio alcune delle nuove creature meccaniche che, a conti fatti, sono semplicemente delle reskin di macchine che abbiamo conosciuto bene in Zero Dawn. Ciò restituisce una sensazione amara in bocca, la sensazione che il bestiario non sia stato ampliato ma che il modello di alcune macchine sia stato sostituito semplicemente. Anche in Forbidden West è possibile eseguire l’Override sulle macchine e usarle come cavalcatura, anche se non ci spieghiamo l’eccessiva lentezza dello Spaccavento. Mettere a confronto un Ferrariete con uno Spaccavento, è come mettere a confronto un centometrista con un anziano col deambulatore.

Se le meccaniche di gioco possono risultare gradevoli alla difficoltà normale, non ci sono sembrate ben bilanciate nelle difficoltà più alte dove tutto è più frenetico e in cui anche uno spazzino può uccidere con un colpo. Per distrarre le macchine con il sasso, per esempio, in Zero Dawn era sufficiente premere giù nella croce direzionale e dirigerlo con lo stick destro. In Forbidden West è richiesta in aggiunta la pressione del tasto R2. L’animazione del consumo di pozioni, quasi istantaneo in Zero Dawn, blocca Aloy per qualche momento indifesa. Sempre in confronto col predecessore, aprire il menù creazione durante uno scontro, può portare spesso alla morte. La creazione di oggetti (come le trappole), richiede troppo tempo. Se a questo aggiungiamo il tempo d’uscita dal menu “rapido”, la povera Aloy si trasforma in un sacco da pugile. In altre parole la reattività dei comandi rapidi è diversa da quella a cui eravamo abituati.

Conclusione

L’ultima fatica di Guerrilla Games è comunque un titolo solido che incastra perfettamente i pezzi del puzzle di una storia ben scritta e che non lascia nulla al caso, partorita da persone che ad ogni passo ci dimostrano quanto l’idea fosse ben chiara nella loro mente. Con vecchi e nuovi amici, situazioni esplosive ed enigmi narrativi da risolvere, Horizon: Forbidden West è a tutti gli effetti il degno successore di Horizon: Zero Dawn.

Ringraziamenti

Un ringraziamento a Supertir95 per aver collaborato nella stesura del testo. Potete trovarlo qui:
Instagram: https://www.instagram.com/supertir95/

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